Primo volo di deportazione in Afghanistan: turbolenze politiche a Lipsia!

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Lipsia: il volo di deportazione pianificato in Afghanistan il 18 luglio 2025 solleva preoccupazioni sui diritti umani e sugli obblighi previsti dal diritto internazionale.

Leipzig: Geplanter Abschiebeflug nach Afghanistan am 18.07.2025 weckt Bedenken wegen Menschenrechten und völkerrechtlicher Verpflichtungen.
Lipsia: il volo di deportazione pianificato in Afghanistan il 18 luglio 2025 solleva preoccupazioni sui diritti umani e sugli obblighi previsti dal diritto internazionale.

Primo volo di deportazione in Afghanistan: turbolenze politiche a Lipsia!

In una situazione che solleva molte domande, il governo tedesco sta pianificando la prima deportazione in Afghanistan da quando i talebani sono saliti al potere nell'agosto 2021. La mattina del 18 luglio 2025, un Airbus A330 della Qatar Airways avrebbe dovuto decollare dall'aeroporto di Lipsia/Halle alla capitale afghana Kabul. Originariamente previsto per le 7:15, il volo è stato ritardato, come riporta MDR. L'aereo noleggiato appositamente per questa deportazione era atterrato a Lipsia il giorno prima alle 16:21.

Il numero delle persone a bordo di questa macchina e la loro provenienza sono attualmente sconosciuti. Ci sono preoccupazioni anche per possibili criminali condannati o per le cosiddette “minacce” tra i deportati. Una ricerca condotta dal taz mostra che fino a 50 afgani erano in custodia prima della fuga, il che porta all'attenzione del pubblico la già controversa deportazione.

Situazione dei diritti umani in Afghanistan

Le deportazioni in Afghanistan non sono una questione facile e sono viste da numerose organizzazioni, tra cui l’Istituto tedesco per i diritti umani, PRO ASYL e il Consiglio sassone per i rifugiati, come incompatibili con la Convenzione europea sui diritti dell'uomo e la Legge fondamentale tedesca. L’attuale situazione della sicurezza in Afghanistan, caratterizzata da esecuzioni extragiudiziali e torture, è preoccupante. Julia Duchrow di Amnesty International ha espresso chiare preoccupazioni e ha messo in guardia: "Le deportazioni verso paesi a rischio di tortura sono problematiche" e ha sottolineato il pericolo che il governo federale possa diventare "complice dei talebani".

Il quadro giuridico è altrettanto complesso. Il Residence Act non consente le deportazioni se i deportati sono minacciati di tortura o trattamenti inumani nel loro paese d'origine. Il ministro dell'Interno ha già sottolineato la necessità di rivedere le condizioni legali per le deportazioni di criminali condannati in Afghanistan e Siria, in particolare dopo l'attacco con coltello a Mannheim in cui è stato ucciso un agente di polizia. Le discussioni politiche su come le deportazioni possano essere attuate legalmente e praticamente stanno guadagnando slancio. Nella prossima Conferenza dei ministri dell'Interno si prevede che verranno presentati i risultati dell'esame di queste questioni.

Politica e reazioni sociali

Il panorama politico è ulteriormente polarizzato dai dibattiti in corso sulle deportazioni. Il governo federale è stato criticato per aver utilizzato le misure come “spettacolo politico” in vista delle prossime elezioni. Sono stati inoltre annunciati tagli significativi alle prestazioni sociali per i richiedenti asilo nell'ambito della procedura Dublino, che gli esperti hanno classificato come incostituzionali. Quindi ce l'ha già Corte costituzionale federale Tagli simili sono classificati come problematici.

È chiaro che i prossimi giorni e le prossime settimane saranno decisivi per determinare come verranno attuate nella pratica queste deportazioni e quali reazioni seguiranno sia dal lato politico che da quello sociale. L’incertezza sul numero dei deportati e sul loro status giuridico rimane uno dei principali punti di contesa in questo dibattito.