La Germania si trova di fronte a un dilemma: sanzioni contro Israele in vista?
La Germania è sotto pressione sulla sua politica israeliana mentre la situazione internazionale nel conflitto in Medio Oriente si aggrava.

La Germania si trova di fronte a un dilemma: sanzioni contro Israele in vista?
Attualmente il governo federale viene criticato perché la Germania si è isolata nel dibattito internazionale sul conflitto in Medio Oriente. Secondo l’esperto di Medio Oriente Peter Lintl, la Repubblica Federale si trova in una posizione “un po’ isolata” per quanto riguarda il suo sostegno a Israele. Non è un segreto che circa tre quarti di tutti gli Stati membri dell’ONU riconoscono lo Stato palestinese, ma la Germania non è uno di questi. Questa immobilità significa che il governo è disposto a riconoscere uno Stato palestinese solo a determinate condizioni, vale a dire dopo negoziati di pace, che difficilmente si realizzeranno nel prossimo futuro. Soprattutto l’attuale governo israeliano guarda a possibili soluzioni con un atteggiamento negativo, e Lintl sottolinea che finora non esiste un modo credibile per sostenere uno Stato palestinese, come riporta ZDF today.
Il conflitto tra Israele e Hamas sta provocando enormi tensioni nel panorama politico. Lintl sottolinea che il governo tedesco ha compiuto una svolta notevole imponendo un embargo sulle armi a Israele, qualcosa che sarebbe stato inimmaginabile qualche anno fa. Nei prossimi mesi il cancelliere Friedrich Merz dovrebbe illustrare la posizione del governo federale sulle possibili sanzioni contro Israele, un argomento che alimenta ulteriormente il dibattito pubblico.
La difficile situazione in Medio Oriente
La situazione in Medio Oriente è tesa al punto da crollare. Il ministro degli Esteri britannico Yvette Cooper, alla conferenza delle Nazioni Unite, ha sottolineato i gravi pericoli della soluzione dei due Stati, ma ha anche chiesto un cessate il fuoco immediato tra l'esercito israeliano e Hamas. Le ragioni dell’imminente fallimento di questa soluzione sono complesse e vanno dai continui spargimenti di sangue alla fame umana fino alla violenta espansione degli insediamenti israeliani. La pressione britannica sulla comunità internazionale affinché riconosca uno Stato palestinese potrebbe rappresentare un punto di svolta dopo che Gran Bretagna e Canada hanno recentemente dichiarato il loro impegno per uno Stato palestinese, come riporta stern.de.
L’idea di una soluzione a due Stati, basata sul Piano di spartizione delle Nazioni Unite del 1947, continua a essere vista come la strada più praticabile. Ma ci sono questioni irrisolte che devono essere affrontate prima dell’attuazione, comprese la separazione e le linee di confine, nonché le sfide derivanti dalla politica di insediamento di Israele in Cisgiordania. Questa complessità è il motivo per cui alcuni esperti stanno prendendo in considerazione soluzioni alternative come la soluzione a uno Stato o la soluzione a tre Stati, anche se la maggioranza le respinge in quanto improbabili.
Prospettive globali
Da più parti si chiede l’idea che gli attori internazionali possano svolgere un ruolo chiave nel processo di pace. Attualmente misure come la revisione dell’accordo di associazione tra l’UE e Israele, che si basa sui diritti umani e sui principi democratici, fungono da potenziale mezzo di pressione. La sospensione di questo accordo potrebbe essere un modo per confrontarsi con Israele e spingere per cambiamenti umani a Gaza.
Ma mentre la comunità internazionale è chiamata a fare il proprio dovere, sul terreno regna una profonda sfiducia tra Israele, i palestinesi e gli Stati che vogliono fungere da mediatori. Lintl spiega che per risolvere il conflitto sono necessarie forze che abbiano il sostegno e la fiducia di entrambe le nazioni per raggiungere la vera pace, cosa resa ancora più urgente, anche dall'attuale crisi umanitaria.
Il mondo attende una soluzione che vada oltre le situazioni di pace temporanee. La strada è difficile, ma in questa situazione turbolenta forse potrebbe esserci un barlume di speranza, che può essere portato con strategie internazionali e nazionali attuabili, come afferma tra gli altri la Wiener Zeitung (https://www.wienerzeitung.at/a/wie-kann-der-friede-in-nahost-gelingen).