Scandalo di frode che coinvolge l'assistenza ai rifugiati di Torgau: JES sotto pressione!

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Processo per frode contro l'associazione JES nella Sassonia settentrionale: accuse di false informazioni sull'assistenza ai profughi, verdetto a novembre.

Betrugsprozess gegen Verein JES in Nordsachsen: Vorwürfe über falsche Angaben bei der Flüchtlingsbetreuung, Urteil im November.
Processo per frode contro l'associazione JES nella Sassonia settentrionale: accuse di false informazioni sull'assistenza ai profughi, verdetto a novembre.

Scandalo di frode che coinvolge l'assistenza ai rifugiati di Torgau: JES sotto pressione!

Un'ombra cade sull'associazione "Jung. Engagiert. Sozial" (JES) di Torgau. Nell'ambito di un processo per frode in corso, la presidentessa Silvia G., 67 anni, e il contabile Carsten B., 47 anni, sono nel mirino della magistratura. Nel periodo compreso tra febbraio 2016 e luglio 2017 i due avrebbero commesso una frode commerciale presentando errori nelle buste paga e nei dati personali mentre si prendevano cura di minori rifugiati non accompagnati nella zona della Sassonia settentrionale. [lvz.de].

Nel processo Silvia G. sostiene che la pressione da parte dell'ufficio distrettuale era enorme e che aveva difficoltà a reperire personale qualificato. Lo ha confermato anche un ex capo dell'ufficio per i giovani, sottolineando i necessari compromessi in termini di personale. Nel frattempo Carsten B. ha dichiarato di aver accettato le informazioni errate senza verificarle.

La crisi dei rifugiati e i suoi effetti

Il contesto dell’assistenza ai rifugiati è strettamente intrecciato con la crisi dei rifugiati europea, iniziata nel 2015. Questa crisi fa parte di un aumento globale delle persone sfollate con la forza, guidato da fattori quali la disuguaglianza economica, le regioni in conflitto e le violazioni dei diritti umani. La guerra civile siriana, gli attacchi dei talebani e altri conflitti in paesi come Iraq e Afghanistan hanno costretto centinaia di migliaia di persone ad abbandonare le proprie case. Wikipedia ci ricorda che nel 2015, con l'ingresso di 20.000 rifugiati dall'Ungheria in un solo fine settimana, la situazione in Europa ha raggiunto una nuova dimensione.

L’UE non ha accolto questo ritorno solo a porte aperte. Mentre alcuni stati come la Germania accettarono i rifugiati, altri come l’Ungheria e la Polonia erano rigorosamente contrari a un’equa distribuzione dei migranti, il che portò a un gran numero di sforzi individuali a livello nazionale. Queste tensioni e questi approcci politici hanno infine influenzato il lavoro delle organizzazioni locali come JES.

Le conseguenze per JES e le decisioni future

Attualmente si presume che il processo richiederà del tempo, con date aggiuntive, e il verdetto non è previsto prima di novembre. Se Silvia G. confessasse pienamente, rischierebbe una pena detentiva da 1,4 a 1,8 anni con libertà vigilata. Inoltre ha già dovuto versare 350.000 euro all'ufficio distrettuale della Sassonia settentrionale, che sta portando avanti la liquidazione dell'associazione JES. Date queste circostanze finanziarie, sembra che JES non disponga più di riserve e non sia più in grado di far fronte alla portata degli eventi a sostegno dei rifugiati.

È una situazione opprimente in cui la fuga e l’inganno si scontrano. Le organizzazioni che un tempo erano in grado di offrire ai rifugiati un rifugio sicuro ora sono spesso esse stesse in prima linea. Il dibattito sulle ONG, sul loro ruolo e sulle condizioni spesso complesse che spingono i rifugiati a lasciare le proprie case rimane attuale e importante. [bpb.de].